Elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es e del CGIE
Tra il 15 aprile e il 31 dicembre 2021 dovrebbero avere luogo le elezioni per il rinnovo dei Com.It.Es. (Comitato per gli Italiani all’Estero) e, successivamente, del CGIE (Consiglio Generale degli Italiani all’Estero).
Le ultime elezioni, tenutesi il 4 maggio 2015, avevano interessato 101 Com.It.Es in 38 Paesi, ma avevano visto una percentuale di partecipazione al voto piuttosto bassa: dei 3.747.341 elettori inseriti negli elenchi del Ministero dell’Interno, al voto si erano registrati solamente in 258.544, dei quali soltanto 167.714 (pari al 64,9%) hanno fatto pervenire in tempo utile al consolato di riferimento il plico elettorale.
Solamente 141.284 voti, pari al 3,75% dell’elettorato, sono risultati validi.
La scarsa partecipazione è stata causata dalla legge che ha regolato l'elezione, la quale prevede che per partecipare alle votazioni per l'elezione dei membri dei Com.It.Es., un italiano iscritto all’AIRE debba iscriversi anche al Consolato della circoscrizione competente per ricevere il plico elettorale.
Per le elezioni del 2021 sono stati stanziati 9 milioni di euro ed è stata presa in considerazione l'ipotesi di sperimentare il voto elettronico.
È stato chiesto ad alcuni parlamentari eletti nella Circoscrizione Estero come intendono procedere per migliorare le modalità per la votazione del rinnovo delle rappresentanze e per salvare e potenziare la figura di questi Comitati.
La Senatrice Laura Garavini (IV) ha risposto: "Guardando con realismo all'attuale contingenza, è abbastanza difficile che in questa fase si creino le condizioni per una riforma del sistema elettorale per i Com.It.Es. L'attività parlamentare è legata soprattutto all'emergenza Covid e, di conseguenza, è improbabile che ci siano gli estremi per un iter parlamentare della riforma. Sarebbe invece diverso se fosse il Governo a farsi promotore di una modifica. Lo stesso discorso vale ancor di più per un'ipotetica riforma dello stesso Cgie, per il quale purtroppo non vedo le condizioni in questa situazione emergenziale. Il potenziamento dei comitati si ottiene rendendoli maggiormente rappresentativi e vicini anche alle nuove forme di migrazione. In questo senso, sono dell’avviso che sarebbe utile eliminare l'inversione dell'opzione, ossia questo particolare meccanismo introdotto in via sperimentale che prevede ci si debba iscrivere a un elenco degli elettori per esercitare il proprio diritto al voto. In realtà tale sistema ha innescato un crollo della partecipazione all'ultima tornata elettorale.
Penso sia quindi opportuno evitarlo, anche in considerazione di due motivi specifici. In primo luogo, in assenza di una campagna di informazione massiccia si rischia di rendere gli organi di rappresentanza non rappresentativi, perché voterebbero in pochi. In secondo luogo, l'inversione dell’opzione ha reso più problematica la partecipazione delle nuove generazioni, che spesso non sono sufficientemente informate su quello che è realmente il ruolo dei Com.It.Es e il loro lavoro".
L'On. Simone Billi (Lega) ha dichiarato: "I governi degli ultimi 10 anni sono sempre stati di sinistra (Partito Democratico, Italia Viva e i 5 Stelle) a parte una piccola parentesi. Questi governi non hanno mai tenuto in considerazione le istanze, i bisogni e le necessità sollevate dai Comites, facendo sì che queste Istituzioni perdessero di credibilità con gli italiani della vecchia emigrazione e che non ne guadagnassero con gli italiani della nuova.
La legge elettorale va di sicuro migliorata, ma senza un approccio diverso del Governo di Roma nei confronti dei Comites, la riforma della legge elettorale da sola non è sufficiente ad avvicinare questa Istituzione alle necessità ed ai bisogni della Comunità Italiana all’estero. Sarà importante con il nuovo governo di Centro Destra, con le elezioni, aprire un dialogo costruttivo con queste Istituzioni. I problemi dei Comites dimostrano ancora una volta, che il Partito Democratico, Italia Viva ed i 5 Stelle a parole sono vicino agli interessi degli italiani all’estero, ma nei fatti pensano solo alle proprie poltrone".
L'On. Elisa Siragusa (M5S) ha affermato: "Nel 2018, subito dopo la mia proclamazione, già a inizio legislatura, sono stata forse una delle prime a chiedere una riforma dei Comitati; ciò anche in vista delle elezioni, volte al rinnovo dei loro membri, che si sarebbero dovute tenere di lì a due anni, nel 2020. Tuttavia, il parlamento non è stato in grado di affrontare questo tema: di ciò non posso far altro, purtroppo, che prenderne atto. In ogni caso trovo improbabile che si riesca ad approvare una riforma dei Comites prima delle prossime elezioni, che dovrebbero svolgersi quest’anno. L’unica possibilità sarebbe quella di rinviarle nuovamente: un’opzione che tuttavia credo sia interesse di tutti evitare.
Un organismo serve, ed è importante, se il suo ruolo è riconosciuto dalla società, non se questo ruolo è riconosciuto soltanto dai membri dell’organismo stesso. Il rischio che vedo, lo dico onestamente, è che questi enti diventino organismi anacronistici. I Comites devono salvarsi da loro stessi. Come? Prima di tutto riuscendo a coinvolgere i nostri connazionali all’estero, facendosi conoscere: non rimanendo chiusi nei piccoli circoli della vecchia emigrazione. A riguardo, la Farnesina potrebbe aiutare e agevolare questo percorso, mediante campagne informative. Ma bisogna cominciare subito, al fine di far partecipare quanti più italiani all’estero alle prossime, imminenti elezioni di questi organismi; i quali sono, purtroppo, per ora sconosciuti ai più".
L'On. Angela Schirò (PD) ha dichiarato: "La questione del superamento del sistema di prenotazione per il voto la stiamo ponendo da tempo sia per migliorare i livelli di partecipazione alle elezioni dei Comites che per scongiurare, come da più parti viene richiesto, che possa essere esteso anche al voto politico e ai referendum. Stiamo cercando di assicurare una corsia preferenziale alla proposta di riforma dei Comites elaborata dal CGIE, che prevede l'eliminazione dell'opzione, senza rinunciare a proporre noi stessi, come PD, un'analoga soluzione, allo scopo di rafforzarla.
I tempi, tuttavia, sono estremamente ristretti, considerando le normali dinamiche parlamentari, resi ancora più difficili dalla crisi di governo, che in ogni caso comporta un fermo dei lavori, e dai condizionamenti della pandemia, che sono a loro volta un freno.
Quindi, per essere onesti, le prospettive sono piuttosto problematiche, anche perché la prenotazione del voto e la ristrettezza della base elettorale sono le leve di tutti coloro, e non sono pochi, che pensano che sulle elezioni all’estero si debba risparmiare.
Non si tratta, dunque, di fare solo una battaglia parlamentare, ma anche, ancora una volta, una battaglia politica e culturale per affermare un punto chiaro, ma che stenta ad essere riconosciuto: i cittadini all’estero sono cittadini di pieno diritto e non possono continuare ad essere considerati in un’ottica di risparmio.
Non c’è dubbio che si tratta di organismi preziosi che lavorando a stretto contatto con le comunità, meglio di altri livelli di rappresentanza sono capaci di coglierne i cambiamenti, i problemi e le situazioni che volta a volta emergono in base alle dinamiche sociali e culturali.
La loro scarsa considerazione, ma non è sempre e dappertutto così, è determinata da diversi fattori, che non è possibile qui esaminare. Io dico sempre che la prima riforma da fare per rafforzarne il ruolo sia quella di dare loro la linfa per vivere, vale a dire risorse non residuali ma tali da potere elaborare progetti, realizzare programmi, fare iniziative e costruire un bilancio degno di un organismo di rappresentanza. Ecco perché, ogni anno, una delle nostre prime preoccupazioni è stata quella di aumentare le poste in bilancio ad essi dedicate.
La seconda riforma è accrescere la loro autonomia e liberarli dalla tutela dei consoli, soprattutto se si tratti di funzionari portati a fare da chioccia più che da stimolo e da promotori del loro attivismo, consentendo loro, sia pure in un quadro di collaborazione con le rappresentanze diplomatiche, di interloquire anche con le autorità locali.
Infine, essi dovrebbero diventare il perno e il gancio territoriale su cui elaborare i Piani Paese, in cui mettere insieme tutti gli interventi, culturali e commerciali, che l’Italia intende fare su un determinato territorio, con la partecipazione delle forze più attive e consapevoli dei problemi che in quell’ambito si devono affrontare".
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Scritto da Dora Bortoluzzi,08 Febbraio 2021