Coronavirus: l'immobilismo delle autorità britanniche

PG Paolo Goduto Updated

C'è vera preoccupazione nella comunità italiana a Londra e nel Regno Unito per il diffondersi del virus COVID-19, che certo irromperà in un paese tutt'ora immobile e probabilmente impreparato ad affrontare l'emergenza. Nessuna misura restrittiva apprezzabile è stata presa, nemmeno a Londra dove solo ieri il sindaco Sadiq Khan ha affermato che sospendere le scuole e chiudere la metropolitana potrebbe peggiorare la diffusione del coronavirus...

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In una conferenza stampa, il premier Boris Johnson ha però cambiato completamente il tono rilassato dei giorni scorsi avvertendo che molte famiglie nel Regno Unito perderanno i propri cari prima del tempo:

È chiaro che nei prossimi mesi il coronavirus continuerà a diffondersi in tutto il mondo e nel nostro paese. Abbiamo fatto ciò che si può fare per contenere questa malattia, e questo ci ha fatto guadagnare tempo prezioso, ma ora è una pandemia globale. Il numero di casi aumenterà drasticamente, ed il ​​numero reale di casi è già più elevato - forse molto più elevato - rispetto al numero di casi che finora abbiamo confermato con i test. Dobbiamo essere tutti chiari, questa è la peggiore crisi di salute pubblica per una generazione. Alcune persone lo confrontano con l'influenza stagionale, purtroppo non è giusto. A causa della mancanza di immunità questa malattia è più pericolosa. Si diffonderà ulteriormente e molte famiglie perderanno i loro cari prima del tempo.

Purtroppo, l'allarme di Boris Johson non si traduce ancora in atti radicali per preparare un malmesso NHS ad affrontare la tempesta che sta per abbattersi sul paese, nè a limitare il contagio prendendo come modello le misure adottate dal'Italia. No, solo nuove prescrizioni a livello personale: restare a casa per 7 giorni se si ha febbre alta e una nuova tosse continua, precisando di non andare in ambulatorio, farmacia o ospedale e che non è necessario contattare il 111 per dire che si è a casa. E' chiaro che in questo modo viene meno anche la possibilità di censire le persone contagiate. Quando, allora, andrebbe contattato il 111? In pratica, quando si peggiora e non si riesce a fare fronte dei sintomi restando a casa, o se i sintomi non migliorano dopo 7 giorni.

Oltre a questo, a quanto è dato sapere, solo le solite raccomandazioni di carattere igienico. Tutto questo dopo che il Regno Unito, al pari di altre nazioni, sembra non aver volutamente mosso un dito per provare a contrastare minimamente l'arrivo e il diffondersi del coronavirus. Non la chiusura dei collegamenti aerei quando era il momento, non il controllo delle temperature ai viaggiatori in arrivo, nemmeno dall'Italia. L’obiettivo attuale del governo è quello di spostare in avanti il picco di casi, ma in sostanza non ci sono provvedimenti nemmeno per raggiungere questo obiettivo.

Purtroppo potrebbe essere proprio il tempo a mancare, e il potenziale pericolo in una città estesa come Londra suggerisce ad ognuno di prendere delle precauzioni a livello personale, molto più drastiche di quelle suggerite dalle autorità britanniche. Vogliamo raccomandare, ai tantissimi italiani a Londra, di evitare il più possibile di viaggiare in metropolitana ed autobus, di evitare luoghi affollati, di rinchiudersi in locali con altre persone e di usare comunque le protezioni che si è in grado di reperire, come le mascherine, e di uscire di casa il meno possibile. Sono precauzioni che è difficilissimo mettere in pratica, specialmente in una città immensa e popolata come Londra, ma l'immobilismo delle autorità potrebbe aggravare una situazione già difficile, quindi, che fare?